Che cos'è la deforestazione?
La deforestazione è il disboscamento intenzionale di terreni forestali per fare spazio all'agricoltura e al pascolo del bestiame, oppure per ricavare legno da utilizzare come combustibile, nella produzione e nell'edilizia. Oggi la maggior parte della deforestazione mondiale avviene nelle foreste pluviali delle regioni tropicali, soprattutto causata dal prelievo di legname, dall'allevamento e dalle piantagioni.
La deforestazione tropicale è responsabile di una quota rilevante delle emissioni globali di gas a effetto serra. Limitarla è quindi una delle leve più importanti per ridurre le emissioni e mitigare i cambiamenti climatici.
Effetti ambientali della deforestazione
Le foreste assorbono CO₂ dall'atmosfera e immagazzinano carbonio nella biomassa e nel suolo. Quando vengono abbattute o bruciate, questo carbonio torna in atmosfera sotto forma di CO₂. La deforestazione, quindi, non solo riduce la capacità delle foreste di agire come pozzi di assorbimento del carbonio (serbatoi che assorbono e immagazzinano carbonio), ma può anche trasformarle in fonti di carbonio, che ne rilasciano più di quanto ne assorbono.
La deforestazione incide fortemente anche sul ciclo dell'acqua: senza alberi che regolano l'umidità del suolo, aumentano l'erosione e il rischio di inondazioni. Inoltre, la maggior parte delle specie animali e vegetali terrestri vive nelle foreste. La continua perdita di habitat mette a rischio la biodiversità e contribuisce all'estinzione di un numero crescente di specie.
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Le cause della deforestazione
Le principali cause della deforestazione sono:
- L'espansione agricola, di gran lunga la causa principale: secondo la FAO è responsabile di quasi il 90% della deforestazione mondiale. Comprende la conversione permanente delle foreste in terreni agricoli e pascoli.
- L'estrazione di materie prime, ad esempio attività minerarie e produzione di petrolio e gas.
- Gli incendi, sempre più aggravati dai cambiamenti climatici, che rendono ancora più difficile la rigenerazione delle foreste.
- L'agricoltura itinerante (taglia e brucia), che consiste nel disboscare o incendiare terreni per coltivazioni a breve termine.
- L'urbanizzazione.
- Il prelievo di legname, soprattutto quando è illegale o non gestito in modo responsabile. Esistono sistemi di certificazione forestale che mirano a promuovere una gestione che garantisca la ricrescita degli alberi e tenga conto degli aspetti sociali e ambientali.
Misurare i tassi di deforestazione
Prima di individuare soluzioni, è importante misurare con precisione la deforestazione e le emissioni che ne derivano. Alla fine del 2023, in occasione della COP28, l'UE ha lanciato l'Osservatorio dell'UE sulla deforestazione e sul degrado forestale, che monitora le foreste e la produzione di materie prime. Le tecnologie e i metodi di monitoraggio sono già disponibili a livello globale; gli ostacoli principali sono di natura politica e finanziaria.
Per stimare le emissioni di gas a effetto serra dovute alla deforestazione sono necessari due dati:
- la variazione della copertura forestale e
- lo stock di carbonio.
La copertura forestale indica la superficie di terreno coperta da alberi ed è misurata in ettari. Lo stock di carbonio indica la quantità di carbonio immagazzinata in un'area ed è espresso in tonnellate di carbonio per ettaro.
Soluzioni alla deforestazione
Il modo più efficace per contrastare la deforestazione è agire sulle sue cause: catene di approvvigionamento prive di deforestazione, una governance forestale solida e il riorientamento degli incentivi economici che oggi favoriscono la conversione delle foreste.
Il regolamento dell'UE sui prodotti a deforestazione zero (EUDR) stabilisce che determinate materie prime e i prodotti derivati, tra cui legno, olio di palma, soia, cacao, caffè, gomma e bovini, possano essere immessi sul mercato dell'UE o esportati solo se non provengono da terreni deforestati di recente, non hanno contribuito al degrado forestale e sono stati prodotti legalmente. Dopo due rinvii, il regolamento si applica dal 30 dicembre 2026 per le grandi e medie imprese e dal 30 giugno 2027 per le micro e piccole imprese.
Anche il mercato volontario del carbonio può contribuire a finanziare la protezione delle foreste, ad esempio rendendo economicamente più conveniente conservare le foreste piuttosto che disboscarle. Nell'ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici è stato sviluppato il quadro REDD+, che mira a ridurre le emissioni dovute a deforestazione e degrado forestale e a promuovere la conservazione e la gestione sostenibile delle foreste, coinvolgendo le comunità locali. Le riduzioni di emissioni generate da progetti di protezione forestale possono essere verificate e vendute sotto forma di crediti di carbonio. I ricavi possono finanziare la gestione forestale a lungo termine e generare benefici per le comunità locali.
La qualità dei progetti forestali, tuttavia, varia molto. Negli ultimi anni diversi studi hanno evidenziato che in alcuni progetti le riduzioni di emissioni sono state sovrastimate. Aspetti decisivi sono uno scenario di riferimento realistico, la permanenza del carbonio immagazzinato, il rischio che la deforestazione si sposti in altre aree e il coinvolgimento effettivo delle comunità locali. Per questo è importante scegliere progetti certificati secondo standard riconosciuti e verificati da terze parti indipendenti. Il finanziamento di questi progetti è un contributo all'azione globale per il clima e non sostituisce la riduzione delle proprie emissioni.
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