Le nostre prospettive per il 2024: il momento di agire per il clima è ora

Marzo 8, 2024

Il 2023 è stato un anno di sviluppi significativi nell'ambito dell'azione climatica, con progressi in diverse iniziative importanti.  Tra queste, la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), la Direttiva Green Claims, la Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) e molte altre. Per la prima volta nella storia, alcune di queste nuove normative rendono obbligatorio considerare l’azione per il clima nelle attività aziendali e nella reportistica. Si tratta di un promettente passo avanti, ma come chiarito nel Rapporto di Sintesi del primo Global Stocktake dell'UNFCCC, abbiamo bisogno di target e misure ancora più ambiziosi per raggiungere gli obiettivi dell' Accordo di Parigi.     

Oltre ai requisiti obbligatori, nuovi approcci all'azione climatica volontaria stanno emergendo e l'azione per il clima delle aziende sta diventando parte della conversazione globale. La COP28 ha dimostrato che i governi possono imparare dalle imprese, con la loro rinnovata attenzione al mercato volontario del carbonio. Le aziende possono dare l'esempio passando alle energie rinnovabilicoinvolgendo i fornitorinella riduzione delle emissioni, e finanziando progetti climatici al di là della propria catena del valore.

Di seguito vi riportiamo alcuni temi di azione climatica che le aziende dovrebbero monitorare nel 2024

1. La CSRD e ulteriori normative   

Il 2024 sarà un anno in cui le normative avranno un ruolo sempre più importante nell'incentivare le attività di sostenibilità delle aziende. Un numero maggiore di imprese sarà chiamato a rispondere degli impatti della propria catena del valore. Soprattutto all'interno dell'UE, i nuovi quadri normativi iniziano a influenzare il modo in cui le aziende pianificano, gestiscono e comunicano le loro attività legate alla sostenibilità e il modo in cui si impegnano con gli stakeholder.

Con la CSRD e la proposta della Green Claims Directive, l'UE sta rendendo obbligatoria una comunicazione trasparente riguardo alla sostenibilità. L’attesa Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD) significherà che le imprese dovranno affrontare gli impatti della propria catena del valore, sull'ambiente e sui diritti umani. Infine, la CBAM, occupandosi delle emissioni di gas serra incorporate nelle materie prime e nei prodotti importati, spingerà sempre più aziende a fare luce sulle emissioni generate a monte della catena del valore.  

Nel 2024, le aziende dovranno essere informate sulle normative e sugli standard attuali e futuri in materia di azione climatica. L'UE pone l'accento su una maggiore trasparenza e comparabilità delle informazioni su aziende, catene del valore e prodotti e per soddisfare questi requisiti crescenti, le imprese dovranno migliorare le proprie competenze interne o appoggiarsi a consulenti esterni.

2. La catena del valore

L'iniziativa Science-Based Targets (SBTi) esorta le aziende a fissare obiettivi ambiziosi di azione per il clima basati sulle più recenti conoscenze scientifiche. Tuttavia, non tutte le emissioni possono essere evitate, per cui l'STBi raccomanda alle aziende di dedicare una parte dei propri budget alla mitigazione oltre la catena del valore (Beyond value chain mitigation (BVCM). Si tratta di un meccanismo con cui le aziende possono incanalare ulteriori finanziamenti per il clima attraverso attività di mitigazione al di fuori delle loro catene del valore.

Oltre alla pratica ormai standard di equiparare l'ammontare dei finanziamenti per i progetti climatici all'impronta di carbonio aziendale, si stanno esplorando nuovi approcci. Questi includono la determinazione del contributo ai progetti climatici sia attraverso un prezzo interno del carbonio, oppure come una percentuale fissa dei profitti o delle entrate. Questa strategia fornisce alle aziende uno strumento versatile per integrare perfettamente l'azione climatica nei propri quadri finanziari e operativi. 

3. Trasparenza in primo piano

Con la crescente richiesta da parte dei consumatori di informazioni sulla sostenibilità aziendale e con i prossimi requisiti di rendicontazione come la CSRD, la comunicazione sull'azione climatica sta diventando una parte essenziale della rendicontazione per un numero sempre maggiore di aziende.


È quindi particolarmente importante che le aziende comunichino in modo trasparente le loro azioni climatiche. "Dichiarazioni verdi" vaghe e fuorvianti, come "eco-friendly”, “ecologico" o "sostenibile", portano spesso al sospetto di greenwashing, perché può essere difficile determinare le misure o le metriche su cui si basano. Per proteggere i consumatori e le aziende dal greenwashing, lo scorso anno la Commissione europea ha adottato la proposta di una nuova direttiva sulle dichiarazioni di sostenibilità (Green Claims Directive). Una volta che la direttiva sarà diventata legge, ci saranno regole rigorose per comprovare qualsiasi affermazione ambientale fatta nelle comunicazioni rivolte ai clienti.
Anche se la Green Claims Directive non è ancora applicabile, le aziende dovrebbero già da oggi prestare attenzione alla trasparenza delle proprie dichiarazioni riguardo alle proprie azioni per il clima. Fare riferimento ai fatti, affrontare le verità spiacevoli e separare le dichiarazioni pubblicitarie dalla comunicazione sull'azione per il clima diventerà in futuro ancora più importante per evitare accuse di greenwashing. 

Quest'anno la trasparenza sarà un tema importante anche per il mercato volontario del carbonio (Voluntary Carbon Market - VCM). Durante la COP28 sono stati compiuti ulteriori progressi per aumentare l'integrità, con l'unione di diversi attori chiave del mercato, tra cui l'Integrity Council for the Voluntary Carbon Market (ICVCM), il Greenhouse Gas (GHG) Protocol, l'SBTi e la Voluntary Carbon Markets Integrity Initiative (VCMI).

Queste organizzazioni lavoreranno insieme per creare un Quadro Standardizzato di riferimento per l'Integrità del VCM, che copra l'intera catena del valore, dal calcolo delle emissioni, alla definizione degli obiettivi e all'attuazione delle misure di riduzione, fino agli investimenti in progetti climatici per la mitigazione oltre alla catena del valore (BVCM).

4. Coinvolgimento dei fornitori  

La Decarbonizzazione delle filiera rappresenta una sfida significativa per le aziende, ma è un passo fondamentale nel percorso verso il Net Zero. In media, le emissioni Scope 3 sono 11,4 volte superiori a quelle operative. Inoltre le nuove normative europee, come la CSRD e gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), richiedono alle aziende di considerare gli impatti, i rischi e le opportunità delle emissioni Scope 3. Valutare e ridurre le emissioni a monte e a valle è quindi un compito importante.  

Tuttavia, a causa delle complesse catene di fornitura internazionali, la valutazione delle emissioni dello scope 3 rappresenta spesso il più grande ostacolo per le aziende nella loro azione per il clima. Inoltre, mancano indicazioni sulle best practice per gestire e ridurre questo tipo di emissioni. 

Il coinvolgimento della catena di fornitura è fondamentale. Le aziende dovrebbero informarsi sulle possibilità tecniche emergenti, come le soluzioni software, per coinvolgere i propri fornitori il prima possibile.
 

5. La “Land Sector and Removals Guidance” 

Il Protocollo GHG rilascerà a breve la sua  Land Sector and Removals Guidance. Questo nuovo standard rappresenta un significativo progresso nella quantificazione e nella rendicontazione delle emissioni e degli assorbimenti di carbonio legati all’utilizzo del terreno. Le aziende che, attraverso le proprie operazioni e catena del valore impattano sul suolo, (ad esempio aziende del settore alimentare, bevande, stampa, carta e imballaggi) dovranno rimodellare la rendicontazione climatica.

Dopo essere stato sottoposto alla consultazione degli stakeholder e a test pilota, il protocollo finale dovrebbe essere pubblicato entro la fine del secondo trimestre del 2024. Oltre all'importanza di sensibilizzare l'opinione pubblica sull'impatto sul clima dell'uso del suolo, questa guida riveste un'importanza fondamentale per la rendicontazione, fornendo i dati fondamentali per la definizione di obiettivi “net-zero” in linea con l'SBTi. 

Le aziende che agiranno in accordo a questa guida otterranno una comprensione più chiara del loro impatto sul clima, identificando i punti critici e individuando le aree su cui intervenire. 

È necessario che le aziende si assumano la responsabilità dell'azione climatica 

Le imprese possono dare un contributo significativo alla riduzione delle emissioni globali. Riconoscere la propria responsabilità è il primo passo fondamentale. Spetta poi alle aziende, con il sostegno di governi e organizzazioni, impegnarsi, fissare obiettivi ambiziosi di azione climatica e attuarli. L'impegno per l'azione a favore del clima non è mai eccessivo. 

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